L’azienda

L’Azienda Agricola PINZI PINZUTI fu creata nel 1970 nella terra di Montepulciano e allargata, negli ultimi anni, anche alla valle dell’Inferno Amiatina. Lido Pinzuti e la moglie Lisena Pinzi ne furono i fondatori, in seguito anche le figlie Marcella e Barbara, una conduzione sui generis, se si considera che a guidare le loro forze è soprattutto una passione antica e insopprimibile.
Trent’anni fa, Lido era un minatore, ma aveva la campagna nel cuore e acciaccato e stanco dal faticoso lavoro sotto terra, decise di acquistare 3.00 ettari di terra a Montepulciano in località Madonna della Querce, omonima per la presenza del piccolo Santuario settecentesco, in una zona splendida che Mario Soldati nel suo libro definisce “un’incantevole vallata”, i 3 ettari sono diventati 30 e la terra di Lido ha cominciato ad essere visitata e studiata con curiosità da intellettuali ed esperti.
frantoio1Proprio durante la visita di uno di questi, insieme alla figlia Marcella (Agronoma della famiglia), fu considerato che la posizione isolata, lontana da strade, la vallata geologicamente protetta da venti ed inquinamenti, era la condizione naturale per una coltivazione Biologica.
E così nel 1981, quando del biologico non se ne parlava – tanto meno era facile dedicarvisi per la difficoltà di reperire i prodotti di coltivazione – l’azienda entrò negli associati di AIAB Toscana (oggi SOT-ICEA) numerandosi nei primi centinaia IT icab 986.
Una produzione interamente Biologica, ancora tutt’oggi vanto ed orgoglio dell’azienda, sia per il vino, l’olio, il formaggio, miele e la frutta utilizzata per le confetture.
Situata nel cuore della zona di produzione del Vino Nobile, l’ambiente favorevole, caratterizzato da terreni tufacei e da sbalzi termici nel periodo vendemmiale, consente la produzione di grappoli di Sangiovese di Montepulciano, Prugnolo Gentile, Canaiolo e Mammolo (disciplinare) con ottimi livelli di maturazione.
Nel rispetto delle antiche tradizioni toscane, l’uva viene raccolta rigorosamente a mano ed immediatamente trasformata in dolce mosto, grazie alla posizione centrale della cantina sulle vigne. Condizione indispensabile per mantenere integre le caratteristiche organolettiche dell’uva.
La vinificazione avviene naturalmente, nel rispetto della tradizione Toscana, con rimontaggi accurati per singola botte, sotto la vigile attenzione di Lido e Barbara, che, seguito come un figlio piccolo, non lasciano mai da solo il mosto in fermentazione, controllando temperatura e l’andamento fermentativo.
Successivamente il vino passa all’invecchiamento in grotta dove, ad una costante e naturale temperatura, in botti di rovere selezionato che non superano i 13,00 ql, lontano da rumori, strade e altre fonti di inquinamento il vino acquisisce la maturità dell’invecchiamento.
Alla fine dei tre anni, il vino è pronto per l’imbottigliamento, che avviene solo quando fasi lunari, condizione atmosferica e meteorologiche sono ideali, come consigliavano i nostri anziani.
A questo punto la fase finale à l’affinamento in vetro, passaggio fondamentale che durerà da non meno di 6 mesi ai 10 per le annate riserva.
Il Vino è ora pronto per essere degustato .

Ma le radici, sono sempre le radici.
A un certo punto della crescita “Vignaiolesca” di Pinzuti Lido, diventò forte il desiderio di applicare le sue conoscenze anche sul territorio d’origine e cioè il Monte Amiata.
Si ricordava bene cos’era una volta sull’Amiata: un vero giardino, tutto coltivato alla perfezione e molto curato, ma che cadde in decadenza negli ultimi anni, ed il suo sogno era quello di riportare la sua terra allo splendore d’origine.
Ad Abbadia San Salvatore esistevano vigne meno famose di quelle che forniscono il Nobile di Montepuciano, ma non meno buone. A testimonianza storica racconta Carlo Nardini che “Tra zolle grigie dei prati, emergevano nelle campagne Amiatine, rigogliosi e rinascenti vigneti dei coloni Badenghi “.
LePileLe valli di Rovignano e dell’Inferno, erano note per lo strano modo di mostificare l’uva, che avveniva in ampi macigni di origine lavica, chiamati le pile
scavati per farne ampi contenitori dove pigiare e fermentare l’uva (gli Eventi del Vino). Testimonianza di un fiscalismo che per un millennio gravò sulla produzione del vino da parte degli Abati, che tassavano l’uva dei coloni Badenghi portata all’interno delle mure del paese. Mostificando l’uva sui queste pile di peperino, i coloni evitavano così il pagamento del dazio, anticipando le tecniche di vinificazione che tutti gli enologi applicano con determinazione: vinificazione sul luogo di produzione.
Lido iniziò così ad acquistare terreni nella valle dell’Inferno e in 5 anni raccolse 20 ettari, con centinaia di contratti comprando mille metri da un Badengo e cento metri da un’altro, terreni coltivati a piccoli orticelli o addirittura incolti e conservati perché di proprietà di famiglia da generazioni.
Un ringraziamento doveroso va dato ai Badenghi che hanno creduto in Lido, cedendo tutti volentieri le loro piccole proprietà, sapendo bene cosa poteva diventare nelle sue mani.
Cosa che è successa, quando i vigneti furono riconosciuti di ottima produzione e rientrarono nella denominazione doc Orcia con il nome di Sinigiolo, Le pile e Novembrino del Monte Amiata, tutti con il riutilizzo di vitigni autoctoni del territorio (disciplinare doc Orcia).
Così come l’oliveto che è rientrato nel dop Terre di Siena, ( Il Frantorio) con la messa a dimora di circa cinquemila piante di olivo, sia secolari che di nuova generazione a monocono, coltivazioni tradizionalmente toscane, come Moraiolo, Leccino, Frantoiano, ecc… Provenienti da mazze di vecchia generazione.
E’un grande raggiungimento per il territorio e per Lido, restituendo all’Amiata la sua vocazione all’agricoltura.

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